Sputaci ancora, Grillo

Quasi quasi viene il sospetto che possa aver (paradossalmente) ragione Beppe Grillo sui giornalisti italiani. Perché con Grillo in parecchi hanno preso a comportarsi esattamente (un po’ peggio, persino) di come Grillo li accusa di comportarsi con i potenti – passati, presenti e, con un po’ di naso, futuri. Grillo è percepito ormai esattamente così: come uno dei potenti che verrà, e come tale da trattare con benevola condiscendenza.
9 AGO 20
Immagine di Sputaci ancora, Grillo
Quasi quasi viene il sospetto che possa aver (paradossalmente) ragione Beppe Grillo sui giornalisti italiani. Perché con Grillo in parecchi hanno preso a comportarsi esattamente (un po’ peggio, persino) di come Grillo li accusa di comportarsi con i potenti – passati, presenti e, con un po’ di naso, futuri. Grillo è percepito ormai esattamente così: come uno dei potenti che verrà, e come tale da trattare con benevola condiscendenza – dove andrebbe la pernacchia c’è la risatina amichevole, dove sarebbe il caso di manifestare un po’ di incazzatura si mostra un (in)comprensibile calo di braghe, con qualche ammirevole eccezione. Ci si prende l’insulto, lo spernacchio, l’offesa; e per apparire minimamente adeguati all’aria che tira, si fa finta di niente, si loda la prova ginnica – il faticoso spiaggiamento del massiccio e non giovanissimo comico su un arenile siciliano, un po’ troppo visivamente simil tricheco, salutato con ovazioni mediatiche manco il ritorno in patria dell’Andrea Doria – si dà godurioso conto di ogni smargiassata a caratura post-dannunziana. Gli insulti, ripetuti e sempre più violenti, di Grillo ad alcuni giornalisti – venduti! pennivendoli! smemorine! pagati per il servizietto!, ai quali seguono quelli di rinforzo dei seguaci sul blog: Scalfari, per esempio, definito “servo di quel Pd che lo ha rifocillato per tutta la vita”, oppure messo sull’avviso, “vecchio parassita è arrivato il tuo tempo” – poco sembrano smuovere la categoria. Non che i chiamati in causa abbiano bisogno di troppe consolazioni o che corrano il rischio dell’imminente indigenza, ma il (ri)vedere ciclicamente (ri)proporsi la sviolinata al Masaniello di turno, la benevola svista sull’enormità di certe affermazioni, indica che tra i tanti vizi della categoria contro cui Grillo punta il dito e indirizza l’urlo la facilità alla suggestione è quello tenuto in minor conto. Così che monumentali firme, quando fu il momento, lodarono i “barbari” leghisti con cappio incorporato o la fresca e salutare ventata dell’incredibile partito dipietrista. Come è andata si sa.
Quando al Cav. uscirono dalla bocca quelle parole di troppo a Sofia (l’editto bulgaro, la baggianata orientale), ci fu giusta e sacrosanta levata di scudi, incontenibile indignazione, un girotondare da mane a sera. Adesso – e a rafficare con insulti è ormai un politico che occupa le cronache quotidiane, che dal prossimo anno, pur se terzo come in Sicilia, avrà voce in capitolo nella Vigilanza e in Parlamento – neanche un appostamento per lagnarsi per la democrazia in pericolo sistemandosi come per i quattro cantoni. Curioso che molte delle critiche più dure a Grillo si trovino, insieme agli insulti, tra i messaggi che gli inviano i suoi seguaci – così che infine, a sorpresa, potrebbe risultare Grillo stesso la malattia infantile del grillismo.